Foreste, oceani e corsi d’acqua sono ecosistemi preziosi dei quali conosciamo l’importanza per la salute del pianeta e il benessere umano. Stesso discorso vale per ghiacciai, laghi e grandi rilievi, siano essi montagne o vulcani. Sono ambienti ben visibili, che si rendono evidenti con vegetazione, fauna e alcune delle manifestazioni più incredibili che ci sono in natura, come onde in tempesta ed eruzioni di lava.

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Un mondo sotto i piedi
Nell’osservare il mondo che ci circonda però, molto spesso non ci accorgiamo di un ecosistema imprescindibile, che lega tutti questi ambienti e dal quale dipende molta della vita sulla Terra. È il suolo, ambiente nel quale vive una biodiversità sconfinata e che offre servizi ecosistemici fondamentali. Giacomo Sartori, agronomo e autore del libro scientifico-narrativo “Sillabario della terra“ (Piano B Edizioni, 2025), studia da molti anni lo strato più superficiale della Terra, dai suoli alpini ai terreni dell’Africa orientale e settentrionale.

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E ci racconta con questa intervista un ambiente trascurato ma ricco di segreti, risorse e relazioni nascoste.
Come racconta nel suo libro, spesso parlando del suolo il primo ostacolo è definire in cosa consiste questo ambiente. Che cos’è il suolo?
Il suolo è l’interfaccia che mette in comunicazione il mondo minerale, le rocce, con l’atmosfera. È però uno strato sottilissimo. Il filosofo francese Bruno Latour, importante voce del pensiero ecologico contemporaneo, parlava del suolo come di una “vernice” per indicare quanto sia sottile.
Può andare da uno spessore di cinquanta centimetri fino a un metro e mezzo, a seconda dei luoghi, e al suo interno si svolge tutto. Nel suolo crescono le piante, prospera un’incredibile biodiversità e avviene il ciclo dei nutrienti. È qualcosa di minuscolo ma fondamentale per la vita del pianeta.
Il suolo, però, passa quasi inosservato. È per questo ha deciso di raccontarlo in un libro?
Il terreno sul quale camminiamo ha questo grande svantaggio, cioè che non lo vediamo. Quindi anche se incontriamo un albero, per esempio, non pensiamo che gran parte di esso sia sottoterra. Così come, se facciamo una buca, non vediamo la vita microscopia che c’è al suo interno.
Per tutelare il suolo serve conoscerlo e per conoscerlo è fondamentale parlarne. Raccontare la sua bellezza e le sue fragilità. Nasce così l’idea di un sillabario, per raccontare il suolo dai diversi punti di vista nei quali possiamo vederlo: acqua, aria, sostanza organica, microbi, ma anche cibo, inquinamento, erosione. È la combinazione di parole che sono in qualche modo associate al suolo.
Quali aspetti della nostra vita, senza che ce ne accorgiamo, sono legati al suolo?
Produzione di cibo e trattenimento dell’acqua sono i servizi ecosistemici più evidenti offerti dal suolo ma ce ne sono molti altri. Una parte importante degli antibiotici che usiamo per curarci, per esempio, deriva da organismi presenti nel suolo. Anche per l’immagazzinamento del carbonio il suolo è fondamentale. Si pensa spesso che gran parte del carbonio sia contenuto negli alberi delle foreste. Al livello globale, in realtà, il suolo contiene tre volte più carbonio rispetto alle foreste e questo rende la tutela dello strato superficiale della Terra ancora più importante perché essendo una pellicola sottile è anche molto fragile. Basta poco, quindi, per metterla in crisi.

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Nel suolo vive poi un’incredibile biodiversità nascosta. Nel suo libro scrive che “ci sono più organismi viventi in qualche granello di terra che esseri umani in tutto il mondo”.
In un cucchiaio di terra ci possono essere decine di migliaia di specie di microrganismi. In particolare, batteri e funghi, che accompagnano lombrichi e piccoli animali. Ci sono poi organismi insospettabili. Come le alghe, per esempio, che non siamo abituati ad associare al suolo, e i virus, che fino a poco tempo fa nessuno pensava di poter trovare nel suolo. Le connessioni fra questi esseri viventi sono molte e complesse.

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Il suolo è quindi un ecosistema vivo e ricco. Però è anche malato. Secondo un rapporto pubblicato nel 2023 da Re Soil Foundation, circa il 47% del suolo italiano è malato. Quali sono le malattie del suolo?
La malattia più grave che sta affliggendo il suolo è probabilmente l’erosione. A causa dell’uso che ne facciamo noi umani, esponiamo il terreno a vento e pioggia che portano via il suolo. Possiamo dire che è una “malattia mortale” in quanto il danno è irreversibile. Se perdiamo suolo non possiamo sostituirlo.
C’è poi il problema della perdita di sostanza organica, causato dai sistemi agricoli industriali. Con i prodotti agricoli portiamo via sostanze che non vengono rimpiazzate, come si faceva invece in passato usando il letame. Il sintomo più evidente di questa malattia è il colore chiaro che stanno assumendo i suoli impoveriti. Infine, ci sono le contaminazioni di prodotti, come pesticidi e metalli pesanti, che entrano nel suolo e ci rimangono a lungo. Anche per sempre. L’atrazina, per esempio, è un potente erbicida che veniva usato in agricoltura ed è vietato da molti anni. Eppure, continuiamo a trovarne traccia nel suolo.
Molte delle malattie del suolo sono legate all’agricoltura industriale, che, come scrive, “sta tagliando il ramo sul quale è seduta”. C’è però un modo di fare agricoltura in armonia con il suolo?
Tutte le tecniche di agroecologia che indichiamo come “biologiche”, “biodinamiche” o di “permacultura”, riescono a produrre senza fare danni o, almeno, riducendoli drasticamente. Aumentando, o in alcuni casi inserendo, le leguminose nei cicli produttivi, per esempio, si può riportare sostanza organica nei suoli.
L’uso dei pesticidi più impattanti può essere eliminato favorendo la salute di organismi antagonisti dei parassiti che falcidiano le colture e puntando sulla prevenzione. Dividere i campi agricoli, oggi sconfinati, con siepi e barriere naturali che venivano usate in passato proteggerebbe i suoli. Oggi, in Italia, il 20% delle superfici agricole sono coltivate con metodi biologici. È una transizione ecologica e di prevenzione che si può fare.
Scegliendo di produrre forse un po’ meno, ma meglio, più a lungo e senza devastare.



