Circa la metà di quello che teniamo nel nostro armadio rimane inutilizzata. Capi che non ci rappresentano più, misure che non vanno, acquisti sbagliati o vestiti ereditati da genitori e nonni. Eppure, molti sono ancora in buone condizioni, se non come nuovi. Che peccato lasciarli lì. Specialmente se possiamo rinnovarli e utilizzarli anziché comprarne di nuovi.
È l’obiettivo del riuso creativo, che nel gergo tecnico si chiama “upcycling”. In pratica, significa riutilizzare abiti, rimanenze o vecchi tessuti per farne qualcosa di nuovo. Ma non è detto che sia sempre necessaria una trasformazione radicale. A volte si può intervenire con una rimessa a modello o con una personalizzazione creativa.
Riuso creativo
Il risultato è sempre un capo unico, pronto a raccontare una nuova storia. Come dimostrano tre realtà italiane che, grazie all’upcycling, all’adattamento e alla personalizzazione, trasformano vecchi capi in nuove opportunità di espressione personale.

Foto: Borjandreu/Freepik
Come dimostrano le tre storie tutte italiane che vi raccontiamo.
1. I SARTI IN RETE DI MENABÒH
“Ama quello che hai”. È il messaggio di Menabòh, una rete di designer, sarti e creativi distribuiti in tutta Italia che trasformano capi usati in pezzi unici. L’idea nasce dall’esperienza di Gaia Rialti, founder e Ceo di questa nuova realtà. Durante la pandemia, in un momento di pausa, Gaia riscopre alcuni abiti dimenticati nel guardaroba della madre: veri e propri piccoli tesori da riportare in vita. Insieme a un gruppo di designer amici, inizia a trasformarli, dando il via a un percorso che si è concretizzato nel gennaio 2024 con il lancio ufficiale di Menabòh.
Prima e dopo
Come funziona
Il servizio funziona in maniera molto semplice: dal sito si carica la foto dell’indumento che si vuole modificare, con tanto di descrizione, materiali e obiettivo che si vuole raggiungere. Il team propone una bozza creativa indicando dettagli e materiali. Una volta accettata, grazie a un’etichetta di spedizione prepagata, il capo arriva nelle mani del designer che lo lavora secondo il progetto concordato, per poi tornare al cliente con una nuova identità.

Gaia Rialti. Foto: Menabòh
«Dietro al nostro lavoro non c’è solo un capo e il suo tessuto, c’è la storia della persona che l’ha indossato. E questo è molto bello ed emozionante».
I tre livelli di intervento
Menabòh offre tre livelli di intervento:
- Trasformazione radicale, quando il capo cambia completamente funzione e forma, come un blazer che diventa gilet o un vestito trasformato in top e gonna.
- Adattamento, più leggero, che mantiene il capo ma lo rimodella su taglia e stile desiderato. «Ci è capitato di intervenire su vecchi cappotti ampi delle mamme o delle nonne, adattandoli alle misure e al gusto della cliente» racconta Gaia.
- Personalizzazione, che non stravolge ma arricchisce il capo con dipinti, ricami o applicazioni.

Foto: Menabòh
Specialisti in vecchie pellicce e abiti da sposa
La rete di Menabòh include anche designer specializzati nel recupero di vecchie pellicce. «Un servizio che ci hanno chiesto in molti: recentemente abbiamo trasformato un gilet di pelliccia in un cappellino e guanti» aggiunge Gaia. Un altro filone molto richiesto riguarda gli abiti da sposa: «Ad esempio, abbiamo trasformato un abito nuziale in un tailleur, pronto a vivere una nuova occasione speciale».
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2. IL PUNTO LENTO, L’ATELIER DEI TESSUTI SPARITI
Il Punto Lento è un atelier ideato circa un anno fa da Deborah Roiatti, artista e creatrice tessile. Si trova a San Daniele del Friuli, in provincia di Udine, ed è sia atelier che laboratorio. Qui nascono i suoi abiti utilizzando esclusivamente materiali recuperati da fallimenti, da privati o da scarti industriali.

Foto: Il Punto Lento
Flusso creativo
Ricreare a partire da ciò che già esiste è la sua passione, perché ogni materiale ha potenzialità infinite: il limite spesso è solo in noi. Così da un lenzuolo ricava una camicia, dalle cravatte un gilet o una gonna, dal centrino della nonna una maglia, da una camicia un vestito, dalle tovaglie un kimono. Ogni pezzo è unico perché fatto con quello che c’è. Non si seguono tendenze o stagioni, ma soltanto il flusso della creatività.

Foto: Il Punto Lento
Tesori nascosti negli armadi
Oltre alle sue creazioni, Deborah si rivolge anche a chi desidera trasformare abiti non più utilizzati, che magari giacciono nel guardaroba da anni. E per chi volesse trasformare, riadattare, personalizzare capi inutilizzati, il suo atelier propone consulenza e realizzazione in tutta Italia: «Nei nostri armadi abbiamo dei veri tesori – racconta – e più sono datati e meglio è. Pensiamo ai tessuti o ai vestiti di trent’anni fa e oltre: erano di qualità, bene rifiniti e cuciti». Caratteristiche che oggi, con la scarsa qualità del fast fashion, è davvero difficile trovare:

Deborah Roiatti. Foto; Il Punto Lento
«I tessuti di una volta possono diventare qualcosa di nuovo, essere riadattati e resi unici. Le possibilità sono davvero infinite».
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3. VNTD: L’ATELIER INNOVATIVO E RESPONSABILE
Nato a Roma nel 2020 per iniziativa di Daniele Illiano, artista e designer, Vntd è un brand che intreccia arte e sostenibilità, trasformando abiti e tessuti recuperati in opere indossabili. Ogni creazione nasce dall’idea che la moda possa essere un motore di cambiamento, capace di unire estetica, innovazione e responsabilità ambientale.

Foto: Vntd
Storie di rinascita
Il cuore del progetto è ancora una volta l’upcycling: tessuti di scarto e capi di seconda mano vengono trasformati in pezzi unici che raccontano una storia di rinascita e creatività artigianale. L’attenzione al dettaglio e la volontà di dare nuova vita a ciò che già esiste rendono il percorso creativo di Vntd un invito concreto a ripensare il nostro modo di consumare moda.
Alcune creazioni di Daniele Illiano, fondatore di Vntd
Servizio custom
Per coinvolgere direttamente il pubblico, Daniele ha introdotto il servizio Custom, che permette ai clienti di inviare i propri capi e trasformarli secondo desideri ed esigenze. Sul sito del brand c’è la sezione dedicata: si compilano i campi con le richieste e, in base all’entità dell’intervento, viene proposto un preventivo.
«Il costo dipende dal livello di trasformazione richiesto» spiega il designer. In genere vengono chieste personalizzazioni con disegni o modifiche più radicali: «Ad esempio una giacca che diventa un gilet, una camicia che si accorcia o inserti patchwork arricchiti da ricami. Si può fare di tutto».
Capi unici in collaborazione con chi li indossa
Un capo custom diventa così unico, frutto anche della fantasia del cliente: «Ma ovviamente in consulenza con me, poiché mi occupo personalmente del design». Perché i nostri armadi possono nascondere risorse inaspettate:

Daniele Illiano. Foto: Vntd
«Basta guardarle con occhi diversi».







