Alcuni pesano anche cinque chilogrammi e sono lunghi più di un metro. Estrarli dal terreno, portarli alla luce, è un lavoro impegnativo. Per prima cosa si deve tagliare il grosso germoglio sopra il terreno. Quindi, si usano le pale per scavare la terra attorno al gambo sepolto e uno scalpello per sollevare delicatamente il tubero. A quel punto, l’unico modo per non danneggiare le radici delicate è quello di usare le mani per estrarre il tubero dal terreno: quando finalmente emerge alla luce, «Ha il colore della terra e racchiude la promessa della primavera», come dice Lakshmi, che insieme a un gruppo di donne dette Noorang, è “in missione” per salvare il kilangu, che significa “tubero” nella lingua locale.
Si tratta di un tubero speciale, che cresce da secoli nel distretto di Wayanad, nello stato meridionale del Kerala, nell’India meridionale. Qui, il gruppo di donne Noorang (appartengono a una delle tribù indigene più antiche del Kerala, i Vetta Kuruman, una comunità nomade di cacciatori e raccoglitori di cibo) stanno lavorando duramente a un progetto per far rivivere letteralmente l’antico tubero, riportandolo alla luce anche nelle abitudini alimentari della popolazione locale.

La raccolta dei tuberi nella fattoria del gruppo Noorang (Foto per gentile concessione di Lakshmi Unnithanvillagesquare)
Alimento dimenticato
Il kilangu è una patata dolce un tempo molto popolare nell’alimentazione locale. Fino a qualche decennio fa, si trattava di un pasto sostanzioso ed essenziale, anche per le molte varietà di kilangu presenti. Si mangiava, come racconta la stessa Lakshmi in un’intervista alla Bbc (fonte), almeno una volta al giorno, bollito, al vapore o arrostito. Poi i tuberi hanno smesso di essere un alimento base tra le comunità tribali del Kerala a causa dei rapidi cambiamenti negli stili di vita. Così le persone più giovani, come d’altronde in molte altre parti del mondo, hanno iniziato ad avere accesso immediato e facile a un’ampia varietà di altri cibi, in particolare riso e grano, non considerano più i tuberi che un tempo nutrivano i loro antenati come qualcosa di speciale.
Come se non bastasse, ci si sono messi anche gli stravolgimenti climatici, che negli ultimi anni hanno distrutto molti raccolti di tuberi. E, sebbene i tuberi siano abbastanza resistenti al calore, le frequenti inondazioni e le frane mortali di Wayanad, che purtroppo si verificano praticamente ogni anno dal 2019, hanno causato la putrefazione di molti raccolti sommersi dall’acqua.

Foto: Sai Krishan, Thirunelly Tribal Special Intervention Programme
Sicurezza alimentare contro il cambiamento climatico
I dati nazionali mostrano che la salute delle popolazioni indigene è significativamente peggiore rispetto ad altri gruppi. Il Thirunelly Tribal Comprehensive Development Project, progetto che ha come obiettivo proprio quello di occuparsi della salute delle popolazioni indigene, ha fondato il gruppo Noorang durante la pandemia di Covid-19, nel maggio 2022, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza alimentare per le comunità tribali, che un tempo raccoglievano tuberi nelle foreste.
Riscoprire questi tuberi, la maggior parte dei quali sono lunghi circa 60-90 centimetri, non è solo uno sforzo per preservare vecchi modi e abitudini, ma significa anche migliorare la nutrizione, come afferma Valiya Shakeela, direttrice del Community Agrobiodiversity Center of M.S. Swaminathan Research Foundation con sede a Wayanad: «È la soluzione a molti problemi che queste comunità tribali stanno affrontando, in particolare la malnutrizione e l’insicurezza alimentare causate dal cambiamento climatico», afferma Shakeela.

Due donne del gruppo Noorang mostrano diverse varietà di tuberi al Mssrf Seed Festival di Puthoorvayal Meppadi, a Wayanad (Foto Lakshmi Unnithan villagesquare.)