Cento anni. Sono quelli passati dalla nascita della prima Stazione Sperimentale per la Floricoltura italiana. Dove? A Sanremo, ovviamente: la città dei fiori che in questi giorni è sotto i riflettori per l’edizione numero 75 del Festival della canzone italiana. Qui infatti, dove l’esposizione al sole e le temperature miti consentivano il fiorire di giardini con essenze mediterranee e tropicali durante tutto l’anno, attraverso il Regio decreto del 25 gennaio 1925 veniva fondato questo ente che oggi fa parte del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, come sede del Centro di ricerca di Orticoltura e Florovivaismo.
Foto: CREA
Ma qual è la storia di questa importante istituzione?
I pionieri della floricoltura
Grande impulso alla Stazione Sperimentale viene dato dal primo direttore: Mario Calvino (nella foto in apertura), scienziato, divulgatore, educatore, nonché padre dello scrittore Italo. Nei viaggi in Centro America conosce specie tropicali e subtropicali e contribuisce a introdurre e a fare acclimatare piante esotiche, divulgando tecniche e conoscenza. Sua moglie Eva Mameli è una tra le prime donne laureate in Scienze Naturali e la prima a ottenere la libera docenza in botanica.
Rose, garofani, ortensie e orchidee
In quell’inizio Novecento si era compresa dunque l’opportunità di passare, nel Ponente ligure, dalla coltivazione di limoni e agrumi a quella intensiva di fiori, anche d’inverno. Tra i primi a essere prodotti ed esportati in tutta Italia, rose e garofani. Mario ed Eva, che gli succederà nella direzione, rendono la Stazione Sperimentale un punto di riferimento internazionale del settore, grazie a studi innovativi, pubblicazioni e alla partecipazione a eventi del settore in cui venivano presentate le nuove varietà.
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Un secolo di ricerca
L’attuale sede, “Villa Bel Respiro” è acquisita nel 1953. Nel 1967 il Ministero dell’agricoltura trasforma la Stazione nel nuovo Istituto Sperimentale per la Floricoltura. Nel corso degli anni Novanta nasce il laboratorio di Biotecnologie, micropropagazione e colture in vitro, che apre alla partecipazione a progetti internazionali.
Nel 2007 l’istituzione diventa una Unità di Ricerca per la Floricoltura e le Specie Ornamentali (CRA-FSO). Oggi, come sede CREA del Centro di ricerca di Orticoltura e Florovivaismo, è ricca di laboratori di coltura in vitro di tessuti vegetali, di Biologia molecolare, di Microscopia e Biochimica.
Innovazione agronomica
Molte le collaborazioni con università italiane ed enti di ricerca europei. Il Centro continua a essere un punto di riferimento per coltivatori e ibridatori e nel contempo conduce studi e ricerche sul miglioramento genetico, sulla propagazione in vivo ed in vitro, sulla difesa sostenibile delle piante, la sostenibilità delle coltivazioni, sull’agrobiodiversità. I ricercatori lavorano sul genome editing e sulla qualità dei prodotti per ottenere fiori e piante adatte a nuovi bisogni e contesti.
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E adesso un tema centrale sono le sfide dal punto di vista climatico per questo settore così importante per l’economia e l’identità italiana.