«Non farò mai più affidamento al caso». Diceva così Nemo, l’adorabile pesce pagliaccio con una pinna atrofica, catturato e portato via dal suo ambiente naturale, l’Oceano, per finire in un acquario di uno studio dentistico. L’auto ammonimento dell’indimenticabile protagonista del film d’animazione Pixar, si risolveva fortunatamente in un disneyano lieto fine. Non è detto che sia così anche per i suoi simili, dato che il riscaldamento globale non colpisce solo le terre emerse, ma anche gli oceani, che diventano sempre più caldi, con temperature superficiali che nel 2023 hanno raggiunto livelli record.
Oltre allo sbiancamento dei coralli, le ondate di calore modificano gli habitat di numerose specie, tra cui i pesci pagliaccio. Proprio questi ultimi sono stati protagonisti di una ricerca condotta nella Baia di Kimbe, in Papua Nuova Guinea, una vera e propria mecca della biodiversità marina.
Pesci che si rimpiccioliscono per resistere
I ricercatori dell’Università di Newcastle hanno osservato 134 pesci pagliaccio durante l’estate del 2023. I risultati sono stati sorprendenti: il 75% degli esemplari ha ridotto le proprie dimensioni corporee, sia in lunghezza che in massa, in risposta diretta all’aumento della temperatura dell’acqua. Ma non si tratta semplicemente di “dimagrimento”. Secondo la biologa marina Theresa Rueger, del dipartimento di Scienze Marine Tropicali dell’Università di Newcastle i pesci “non stanno solo perdendo peso: si stanno rimodellando, diventando individui più piccoli per consumare meno ossigeno e cibo”.

La biologa marina Theresa Rueger. Foto: Youtube, Sea & learn foundation
È come se l’organismo attivasse una modalità di sopravvivenza, riducendo la sua “taglia energetica”.
Un adattamento estremo ma non unico
Fenomeni simili sono stati osservati in altre specie animali. Le iguane marine delle Galápagos, ad esempio, assorbono tessuti ossei e grassi in tempi di carestia. Anche alcuni uccelli e insetti stanno cambiando forma per affrontare meglio il caldo: becchi più grandi per dissipare il calore o ali più piccole per consumare meno energia. Il corpo si adatta, e a volte si trasforma, per resistere. Questo tipo di “plasticità fenotipica” è una strategia di sopravvivenza rapida, ma rappresenta anche un indice del forte stress ambientale.

Iguana marina delle Galapagos
Piccolo corpo, grandi implicazioni ecologiche
Per i pesci pagliaccio, la dimensione conta eccome. Questi animali vivono in gruppi sociali altamente gerarchici, dove la taglia determina il rango. Cambiamenti nelle dimensioni possono alterare la struttura sociale, influenzare la riproduzione e compromettere la sopravvivenza della colonia. Inoltre, i pesci più piccoli potrebbero essere più vulnerabili ai predatori e meno capaci di competere per le risorse. Se la tendenza al rimpicciolimento dovesse diventare cronica, potremmo assistere a un calo generalizzato della popolazione.
Dagli Oceani, un sintomo allarmante
La storia dei pesci pagliaccio non è un caso isolato, ma un sintomo. Gli oceani assorbono il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni antropiche. Le risposte degli organismi marini a questo stress estremo sono segnali vitali del malessere del nostro pianeta.
Lo studio pubblicato su Science Advances aggiunge un tassello importante alla comprensione delle risposte biologiche al cambiamento climatico. Se gli animali marini si stanno trasformando sotto i nostri occhi, forse è il momento di cambiare anche noi: le nostre abitudini, le nostre politiche, il nostro impatto sul mondo.
Nemo riscrive la sua storia
La ricercatrice Rueger ha scherzato sul fatto che sarebbe necessario un sequel del film Disney-Pixar: “La storia era bella, ma il prossimo capitolo dovrebbe raccontare come Nemo affronta il cambiamento climatico”. Una battuta che cela una verità profonda. E piuttosto allarmante: persino gli eroi del cinema devono adattarsi per sopravvivere. Il pesce pagliaccio, con la sua timida espressione e i colori sgargianti, è diventato un simbolo dell’immaginario collettivo. Ora potrebbe diventare anche un simbolo della resilienza e della fragilità degli ecosistemi marini.

Foto: Wikimedia
Dunque, ascoltiamo il suo monito e non facciamo più affidamento al caso: non lasciamo che “Nemo” diventi solo un ricordo di ciò che era, agiamo per preservare la vita negli oceani.