Nel cuore del Tavoliere delle Puglie, fra le campagne di Cerignola (Fg), nasce la Bella di Cerignola, un’oliva che rappresenta un vero e proprio simbolo di eccellenza ed espressione di un legame profondo tra le comunità e il territorio.

Foto: Giuliana Massaro
La storia di questa varietà, infatti, si fonde con quella della terra che la nutre, l’antica e suggestiva Daunia.
Origini da scoprire
Dopo aver ottenuto nel Duemila la Denominazione di origine protetta (Dop) come “La Bella della Daunia”, il Consorzio di tutela, istituito due anni più tardi, si è dedicato a garantire e migliorare costantemente la qualità del prodotto, promuovendolo con successo sia in Italia che all’estero. Considerata l’oliva da tavola più grande al mondo, attorno a questa cultivar si è sviluppato un acceso dibattito.
Secondo alcune fonti, infatti, furono gli Aragonesi a introdurre in Capitanata alcuni ecotipi provenienti dalla Spagna. Secondo altri invece, non avendone trovata traccia nella penisola iberica, la coltivazione sarebbe autoctona e molto più antica, probabilmente risalente alle Orchites degli antichi romani.

Foto: Giuliana Massaro
Le proprietà nutraceutiche
Dal colore verde o nero e dalla polpa soda e croccante con un sapore pieno e sapido, la “Bella” è il risultato di un ambiente pedoclimatico unico che le conferisce delle caratteristiche organolettiche straordinarie. Ma anche delle importanti proprietà nutraceutiche. Basti dire che alcuni suoi componenti, tra cui gli acidi grassi monoinsaturi, gli antiossidanti come la vitamina E, i polifenoli, le fibre e i minerali, contribuiscono alla salute del sistema cardiovascolare.

Foto: Giuliana Massaro
Portatrice di energia e benessere
In più proteggono le cellule dall’invecchiamento e dai danni causati dai radicali liberi, apportano inoltre energia all’organismo. Un ottimo motivo, insomma, per degustarla senza sensi di colpa, magari come aperitivo o snack spezza fame o ancora, in golosi antipasti e sfiziosi contorni.
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Raccolta a mano
«La raccolta delle olive avviene in ottobre ed è realizzata interamente a mano – racconta Andrea Fratepietro, imprenditore del settore che da anni, insieme al papà Giovanni e alla moglie Valentina, conduce l’azienda agricola di famiglia – Questo ne preserva l’integrità perché, essendo frutti ricchi di acqua, sono molto sensibili agli urti che provocano facilmente macchie antiestetiche sulla pellicola esterna del frutto».

Foto: Giuliana Massaro
Metodo antico
Le olive verdi, ci spiega Fratepietro, si producono secondo il tradizionale metodo Sivigliano: a maturazione non completa vengono immerse nella liscivia, una soluzione di soda caustica, terminando poi la fermentazione in una salamoia madre. Quelle nere, invece, vengono colte più mature e sottoposte ad un sistema di trasformazione detto “Californiano”: sono dapprima immerse in salamoia salina, successivamente in liscivia e infine in una soluzione di gluconato di ferro per stabilizzare il colore.

Andrea Fratepietro (a destra) con il padre e la moglie Valentina. Foto: Antonio Pedone
«Nessun prodotto ha due anime così distinte, nessun altro frutto è così semplice ed elegante, nessun’altra oliva è così umile e nobile» aggiunge l’imprenditore.
Un viaggio nella memoria agricola
Visitare i luoghi in cui la Bella di Cerignola viene coltivata significa intraprendere un viaggio alla scoperta di una regione ricca di memorie, arte e usanze contadine. Un’esperienza affascinante è la visita al Piano delle Fosse Granarie di Cerignola, una sorta di museo a cielo aperto con oltre 600 cavità sotterranee. Alcune risalgono all’epoca romana, mentre la maggior parte è di origine medievale e veniva utilizzata per conservare il grano.
Simbolo della vocazione agricola della città, le fosse rappresentano un’eredità storica e culturale di grande valore che è possibile approfondire attraverso la ricostruzione interattiva nel Museo Multimediale del Grano. Ospitato all’interno del complesso Ex Opera Pia Monte Fornari, il museo illustra le varie fasi di lavorazione del grano e vi si possono ammirare tra l’altro, macchinari, antichi strumenti ed oggetti di lavoro quotidiano. Un’intera sezione è dedicata al celebre politico e sindacalista Giuseppe Di Vittorio, protagonista di tante battaglie per il lavoro e la democrazia, che qui ebbe i natali.

Foto: Pierluigi Falcone / Wikipedia
Mascagni e le tracce del tempo
Da non perdere inoltre la casa dove, tra il 1886 e il 1895, soggiornò e compose ben cinque opere il musicista livornese Pietro Mascagni, inclusa la celebre Cavalleria rusticana. Passeggiando per l’antico nucleo cittadino, noto come Terra Vecchia, oltre alla Cattedrale di San Pietro Apostolo (completata nel 1934), alle numerose chiese e ai palazzi nobiliari, compreso quello ottocentesco della famiglia Manfredi, notiamo parecchie testimonianze epigrafiche: date, attestazioni di proprietà e motti sparsi sulle facciate o sotto i cornicioni degli edifici. Restiamo colpiti dall’iscrizione che fa riferimento al terremoto del 1731 in cui il centro storico andò quasi interamente distrutto, per essere poi ricostruito a partire dalla seconda metà del ‘700.
Storia e sapori
Da Cerignola proseguiamo per le vicine Canosa di Puglia, con i suoi ipogei dauno-ellenistici e la Basilica di San Sabino di epoca longobarda e Minervino Murge con la suggestiva Grotta di San Michele, una cavità carsica legata al culto micaelico. Il viaggio si conclude infine a ritroso nel tempo, giungendo nel sito archeologico di Canne della Battaglia, teatro di uno degli scontri più famosi della seconda guerra punica.

Foto: Giuliana Massaro
Un ponte tra il passato e il presente che la Bella di Cerignola continua a raccontare attraverso i sapori e le tradizioni, testimoniando la poesia di una terra antica e generosa.




