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Quel miscuglio di semi che migliora il raccolto. La storia e il metodo di Salvatore Ceccarelli

Lo studioso italiano ha realizzato un’importante sperimentazione internazionale che permette di sviluppare varietà capaci di adattarsi alle condizioni ambientali, difendendosi dai patogeni e dall’instabilità climatica. Così ci racconta la sua sfida

Enrico Nicosia 5 Ottobre 2023

Siccità, alluvioni e diffusione di patogeni sono le principali sfide che le piante devono affrontare ogni giorno per sopravvivere. Il frumento, alimento base per la maggior parte delle popolazioni del mondo, non è esente da queste minacce. Eppure gli attuali sistemi di agricoltura intensiva non fanno che aggravare questi rischi. Un nuovo metodo per coltivare grano e cereali in realtà si pone come alternativa alle monocolture intensive: i miscugli evolutivi di semi.

Evoluzione alternativa

Si tratta di popolazioni di frumento che si ottengono mischiando diverse varietà e che permettono al seme di evolversi in base alle condizioni ambientali del luogo in cui si coltiva, adattandosi alle sfide climatiche e contrastando la diffusione dei microrganismi locali. Un metodo messo a punto più di vent’anni fa, ben prima che scoppiasse la guerra civile, in Siria, nell’antica Mezzaluna fertile, dall’agronomo italiano Salvatore Ceccarelli, già docente di Risorse genetiche e di Miglioramento genetico presso l’Università di Perugia e poi artefice in un’importante attività di ricerca internazionale:

 

Foto: Facebook/Salvatore Ceccarelli

«Seminare una popolazione evolutiva significa immettere nel campo un’incredibile biodiversità»  spiega.

Origini siriane

I miscugli si ottengono mescolando oltre duemila varietà diverse di grano tenero selezionate nelle terre siriane. Una volta coltivati, i semi si offrono alla selezione naturale adattandosi al contesto che incontrano.  «In questo modo – continua il ricercatore – crescono semi giusti per ogni luogo, che danno vita a farine i cui prodotti riflettono la natura del territorio». I primi tentativi in questa direzione risalgono agli inizi degli anni Duemila, quando Ceccarelli, insieme alla moglie Stefania Grando, anch’essa agronoma, erano impegnati in un progetto dell’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda), con sede ad Aleppo, finalizzato a creare nuove varietà di frumento per l’Africa e il Medio Oriente. Aree del mondo dove il pane è un prodotto non lievitato, viene lavorato manualmente ed è fatto in casa. «Dovevamo trovare un grano non forte, facile da impastare. Così usammo circa duemila varietà di frumento tenero per creare la prima popolazione evolutiva», riprende Ceccarelli.

 

Il miglioramento genetico collaborativo coinvolge sul campo gli agricoltori (Foto: Rete semi rurali)

Semi in viaggio

Il primo “miscuglio di Aleppo”, come viene chiamato, ha viaggiato in diversi paesi delle aree interessate dal progetto, giungendo in Italia nel 2010, dove alcuni contadini di Sicilia, Puglia e Toscana iniziarono a usarlo. Da queste regioni si è poi diffuso in tutta Italia. E lo scorso anno l’ente Romanatura, che comprende il sistema delle aree protette della Capitale, lo ha messo al centro di un’importante iniziativa per l’agrobiodiversità, il progetto “SemiNatura” realizzato con l’associazione WigWam, ricavandone un prodotto speciale: il pane di Romanatura, prodotto insieme ad alcune aziende agricole situate nei parchi urbani che hanno praticato questo metodo.

Guarda il video sul pane di Romanatura

Il vantaggio della stabilità

Nonostante il miscuglio evolutivo produca la metà rispetto alle moderne varietà di grano, i vantaggi nel suo utilizzo sono molti. «Una popolazione evolutiva produce qualcosa di nuovo ogni volta che viene coltivata. Nel campo sono presenti diverse piante, alcune delle quali potranno trovare in un determinato anno le condizioni climatiche favorevoli e produrre di più, mentre per altre le condizioni saranno sfavorevoli e produrranno di meno», spiega Ceccarelli. Queste ultime però l’anno successivo potrebbero trovare le migliori condizioni per crescere. Questo tipo di coltivazione, quindi, assicura una stabilità nel raccolto, che non raggiunge mai picchi estremi ma non rischia neanche di crollare.

Una soluzione preziosa di fronte alle attuali instabilità climatiche.

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Protezione naturale

C’è poi un’altra potenzialità che le popolazioni evolutive assicurano: la difesa contro i patogeni. «Nei campi moderni, dove le piante sono tutte uguali, se arriva un fungo che attacca una pianta, riesce a diffondersi facilmente in tutta la coltivazione. Con la diversità del miscuglio evolutivo, invece, il patogeno ha difficoltà ad attaccare altre piante», racconta ancora Ceccarelli. Arginando la diffusione di malattie all’interno del campo, il miscuglio evolutivo si candida anche come alternativa ecologica efficace ai trattamenti.

Alternativa ai fitofarmaci

Un vantaggio non da poco visto che, secondo il Wwf, i rischi per la biodiversità dovuti alla diffusione dei prodotti chimici in agricoltura sono notevoli e circa il 64% delle aree agricole di tutto il mondo è esposto alla contaminazione da più un pesticida. Per l’Europa il dato sale fino al 94%. Riuscire a trovare alternative alla diffusione dei fitofarmaci è quindi una priorità per la salute dei terreni coltivati e della biodiversità che ospitano.

 

Salvatore Ceccarelli insieme a una delle comunità con cui ha lavorato (Foto: Facebook/Salvatore Ceccarelli)

E in futuro?

La collaborazione fra ricercatori e agricoltori, in uno scambio reciproco di conoscenze, ha permesso di mettere tutto questo sul campo. Resta ora da vedere quanto le popolazioni evolutive riusciranno a diffondersi come reale alternativa alle monocolture intensive. «È difficile fare previsioni da questo punto di vista ma le possibilità una maggior diffusione dei miscugli evolutivi ci sono», dice l’agronomo. Chi già lo ha adottato riporta del resto che basta andare in campo due volte: la prima alla semina e la seconda per il raccolto.

«I consumatori, invece, potrebbero contare su prodotti di qualità, che si conservano a lungo, facilmente digeribile e dagli alti valori nutritivi», conclude Ceccarelli.

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