Ritorno alla Carpineta. Ecco le albicocche che abbiamo visto nascere
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Ritorno alla Carpineta. Ecco le albicocche che abbiamo visto nascere

SECONDA PUNTATA. Siamo tornati nel frutteto della Cesenate dove in primavera lo storico agronomo dell’azienda, Vittorio Bertaccini, ci aveva mostrato il prezioso momento dell’allegagione. Ora il suo allievo, Matteo Picchetti, ci spiega com’è andato il raccolto. E ci svela i molti segreti della maturazione

Marco Fratoddi 15 Luglio 2024

Cerchiamo con gli occhi quel ramoscello. Sarà difficile ritrovarlo, più di quanto non immaginiamo. L’estate d’altro canto introduce un tripudio di cambiamenti: il fogliame maschera completamente gli alberi, i colori sono più intensi. Persino la cornice di campi e colline che circonda la Carpineta, nei giorni che seguono il solstizio, ci sembra diversa. Siamo tornati nel frutteto della Cesenate, poco distante dalla città romagnola che dà il nome al gruppo agroalimentare fondato nel 1949 e oggi leader in Italia nel settore della frutta per il delicato segmento del baby food.

 

Foto: Terranea magazine

Con l’obiettivo di seguire un’altra tappa, forse la più importante, nel ciclo vegetativo delle albicocche.

L’allievo e il maestro

Stavolta però ad accoglierci, diversamente da quanto era avvenuto tre mesi fa, non c’è Vittorio Bertaccini, l’agronomo ormai in pensione che ha trascorso una vita a prendersi cura di questa e altre coltivazioni dell’azienda. C’è Matteo Picchetti, 36 anni, il perito agrario che dal 2007, appena diplomato, ne segue le orme: «Eccole qua, guardi che bellezza…» ci dice porgendoci una manciata di splendide albicocche, anche lui con quella variante romagnola che mette subito simpatia.

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Proviamo a farci largo nella chioma per osservare da vicino il risultato di questa metamorfosi: forse erano proprio qui le gemme e i calici che ci mostrava Bertaccini, con il fruttino appena concepito che si preparava alle sfide della primavera. Dove adesso si raggruppano, fra le dita sapienti di Matteo, queste drupe arancioni che sanno di sole, vitamine e altri nutrienti particolarmente preziosi nell’alimentazione dei più piccoli.

 

Foto: Terranea magazine

Maturazione a scalare

Verifichiamo subito un aspetto, sul quale c’eravamo lasciati con Bertaccini: cosa ne è stato della fioritura “a scalare”, provocata dal caldo anticipato di febbraio e poi dalle successive gelate, che aveva portato sugli stessi rami una serie di gemme in diversi stadi vegetativi? «È andata avanti alla stessa maniera – spiega Matteo – I frutti sono giunti a maturazione in momenti successivi, fra i primi di giugno e gli ultimi giorni del mese. E il fatto che alcuni siano rimasti più a lungo sui rami purtroppo li ha esposti maggiormente agli effetti del maltempo».

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Niente a che vedere, per carità, con l’alluvione che nel 2023 aveva funestato la provincia di Cesena e non solo. Ma i forti temporali, dopo un maggio molto piovoso che ha danneggiato soprattutto le aziende produttrici di cereali e foraggio, nella seconda metà di giugno sono arrivati anche sulla Carpineta. E infatti ai piedi delle piante, lungo tutto il filare, si nota un bel po’ di raccolto che diventerà fatalmente sostanza organica.

 

Raccolto di albicocche a terra, nel frutteto della Cesenate

Foto: Terranea magazine

Piccole ferite

Matteo ha una passione viscerale per il suo lavoro, che evidentemente il suo maestro gli ha trasmesso («A lui devo tutto quello che di concreto ho imparato» ci tiene a precisare). Si vede da come si avvicina agli alberi, da come maneggia le albicocche e ci spiega il significato di ogni dettaglio. «Soltanto sei o sette fiori su dieci in realtà, dopo l’allegagione, arrivano allo stadio conclusivo. I frutti cadono per mancanza di spazio, premendo l’uno contro l’altro sui rami mentre maturano. In qualche modo è una maniera per tutelare la pianta da un’eccessiva produzione».

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Poi ne coglie una, ce la mostra da vicino: «Vede questo segno nella buccia? Normalmente sulle varietà che coltiviamo qui, la Cafona e la Dulcinea, non si presenta. Invece quest’anno abbiamo visto diverse albicocche con questa piccola ferita». I consumatori potrebbero interpretarla come un danno dovuto a qualche insetto. Ma in realtà quel piccolo “strappo” sull’epidermide racconta le conseguenze degli squilibri termici avvenuti fra aprile e maggio.

 

Un'albicocca con il piccolo strappo dovuto all'accrescimento

Foto: Terranea Magazine

Ovvero, quando il calore improvviso ha provocato un rapido accrescimento delle giovani albicocche.

L’anno senza inverno

Il dato sostanziale però, ci fa notare Matteo, è un altro: «Quest’anno il raccolto è calato, difficile fare una stima esatta, qui sulla Carpineta diciamo intorno al 30% però in altre coltivazioni si arriva anche alla metà. Un’ipotesi che noi avanziamo è che essendo mancato un vero e proprio riposo vegetativo, a causa di un inverno nel quale il freddo è stato sporadico, le piante abbiamo riavviato precocemente il proprio ciclo sviluppando, a causa di questa anomalia, più gemme a legno che non a frutto».

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Ce le aveva indicate, in effetti, Bertaccini le gemme a legno sui ramoscelli di primavera. Oggi con Matteo ci rendiamo conto che la parte destinata a fruttificare era con ogni probabilità inferiore alle aspettative.

 

Foto: Terranea Magazine

Arrivederci in autunno

Le albicocche, nel frattempo, con le caratteristiche d’eccellenza che le contraddistinguono, sono state raccolte nelle grandi casse ai margini del frutteto e trasportate in azienda perché siano affidate alla distribuzione o trasformate in composte, puree, omogeneizzati per la fascia zero-due anni. E noi, prima di riprendere la strada di casa, torniamo ad osservare quell’albero che ci era stato presentato tre mesi fa, gli diamo appuntamento fra altri tre mesi, quando comincerà l’autunno.

 

Gli albicocchi della Cesenate alla Carpineta

Foto: Terranea Magazine

Siamo sicuri che lui, insieme al resto della Carpineta, avrà ancora molto da raccontarci.

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