Nel piccolo, grande mondo di Francesca: la reporter che ha creato il Bosco di Ogigia Foto: Bosco di Ogigia
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Nel piccolo, grande mondo di Francesca: la reporter che ha creato il Bosco di Ogigia

Da giornalista a custode del suolo, nelle campagne senesi. Così Francesca Della Giovampaola, insieme a suo marito Filippo, ha trasformato un sogno in una missione di vita, coltivando biodiversità e conoscenza. Nel segno dell’agroecologia

Anastasia Verrelli 3 Febbraio 2025

Passare dal mondo della televisione a quello dell’agroecologia. È la scelta, ricca di significato, che ha compiuto Francesca Della Giovampaola: una reporter che ha lasciato nel 2013 i riflettori di una TV romana per trasferirsi nelle campagne senesi di Montepulciano e fondare il Bosco di Ogigia. Vale a dire un microcosmo di rigenerazione ambientale che tiene insieme permacultura, agroforestazione e comunità locale.

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Una scelta che all’inizio sembrava quasi un sogno da vivere nei fine settimana. Ma che si è trasformata, un giorno dopo l’altro, in una vera e propria missione di vita. La spinta?

Francesca Della Giovampaola insieme a suo marito Filippo Bellantoni.

Francesca Della Giovampaola insieme a suo marito Filippo Bellantoni. Foto: Bosco di Ogigia

«Sentivo un bisogno profondo di ritornare alla terra, imparare a coltivare, autoprodurre cibo e ristabilire un contatto autentico con la natura», racconta.

Modello di sostenibilità e innovazione

Oggi il Bosco di Ogigia, appena un quarto di ettaro ricolmo di biodiversità e bellezza, è diventato un esempio di buone pratiche sostenibili che Francesca e suo marito Filippo Bellantoni, anche lui videomaker e giornalista, condividono attraverso i loro gettonatissimi canali social. Il progetto comprende anche delle attività di formazione, la Scuola del Bosco, gestita insieme ad altri esperti del loro gruppo e centrata sempre sull’approccio etico alla natura, ispirando nuovi modi di pensare e agire per il futuro dell’agricoltura in un mondo che affronta sfide ecologiche sempre più urgenti.

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E negli anni in questo piccolo appezzamento è nata una vera e propria “food forest”, una foresta da mangiare, al cui interno Francesca e Filippo coltivano diverse varietà, piantano alberi e rigenerano il suolo, dimostrando che un altro modo di vivere e coltivare è possibile, nel segno della circolarità e degli equilibri ecosistemici. «La sfida più grande è stata proprio questa, rigenerare il suolo – ci spiega Francesca –  Molti terreni, infatti, soprattutto quelli coltivati in passato, si impoveriscono e si degradano, come era successo a quello che avevamo acquistato nel 2013, quando abbiamo iniziato tutto questo. Creare una food forest non significa semplicemente piantare alberi: serve un terreno fertile e vivo, capace di sostenerli».

I prodotti del Bosco di Ogigia

In che modo siete riusciti in questo intento?

Attraverso diverse tecniche, tra cui la produzione di compost. Raccolgo materia organica, come scarti vegetali o residui di cucina, e la trasformo in compost che utilizzo per creare uno strato superficiale fertile. È un processo lento, ma con il tempo il suolo si rigenera grazie al lavoro degli organismi viventi presenti nella terra. Questo approccio richiede pazienza e dedizione, ma è essenziale per costruire un ecosistema resiliente.

Ma come le è venuta questa idea di dedicarsi a un progetto così diverso da quello in cui era impegnata fino ad allora?

In realtà avevo sempre amato la natura, da bambina passavo le vacanze dai nonni in campagna e potevo aggirarmi per i campi, conoscere tanti animali diversi che in città non avevamo mai visto. A Roma inoltre avevo conosciuto, tramite alcuni amici, delle esperienze molto vicine alle mie aspirazioni più profonde, come quella dell’orto sinergico che poi mi ha portato a scoprire la permacultura. Così abbiamo acquistato un terreno in Toscana, la mia terra d’origine. Fin dall’inizio, il mio approccio è stato guidato dalla permacultura, che ho approfondito dopo l’acquisto del terreno. Insomma, è nato tutto da una passione personale, che nel tempo si è evoluta in un progetto sempre più strutturato e consapevole.

Francesca Della Giovampaola e il Bosco di Ogigia: agroforestazione

Foto: Bosco di Ogigia

Ci spiega cosa significa per lei fare permacultura? Quali sono i principi cardine alla base di questo metodo?

La permacultura è molto più di un metodo agricolo: è una filosofia di vita che si basa su tre principi fondamentali. Il primo è prendersi cura della terra, intesa sia come pianeta sia come suolo. Il secondo è prendersi cura delle persone, il che significa fare scelte che rispettino sia il nostro benessere che quello degli altri. Infine, c’è il principio della condivisione delle risorse: quando si crea abbondanza, è importante condividerla con la comunità, favorendo uno sguardo collettivo e solidale.

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La permacultura insegna a osservare e comprendere i meccanismi della natura per prendere decisioni più consapevoli e sostenibili. Per me è anche un mezzo per coltivare relazioni significative e imparare a vivere in armonia con il territorio. Solo conoscendo a fondo la terra e i suoi processi possiamo capire cosa significa veramente produrre cibo e vivere in equilibrio con l’ambiente.

E dunque quale ruolo ha il Bosco di Ogigia nella comunità locale? Siete riusciti a coinvolgere altre persone o istituzioni nei vostri obiettivi di sostenibilità?

Il Bosco di Ogigia ha coinvolto molte persone, anche se mi piacerebbe che il legame con la comunità locale fosse più forte. Ad esempio, vorrei che vicini e residenti collaborassero attivamente, condividendo il lavoro e il raccolto. Non è semplice, ma ci sono già alcune collaborazioni significative: alcuni mi portano scarti organici per il compost, altri mi donano semi o materiali utili. Ho anche ricevuto supporto per la gestione delle api, che sono parte integrante del progetto. Inoltre, abbiamo la fortuna di avere una comunità di sostenitori più ampia, che segue il progetto anche da lontano e, quando possibile, viene a visitare il Bosco di Ogigia per dare una mano. Questo scambio è importantissimo, arricchisce il progetto e lo rende più significativo.

Francesca Della Giovampaola e il Bosco di Ogigia: veduta aerea della coltivazione

Una veduta aerea delle coltivazioni nel Bosco di Ogigia. Foto: Bosco di Ogigia

La sua anima da giornalista e comunicatrice, nel frattempo è rimasta accanto a quella della permacultrice. Come dialogano queste due identità del suo percorso?

Il giornalismo mi ha dato strumenti preziosi, come la capacità di comunicare in modo efficace e di scrivere in maniera chiara. Anche se apparentemente sembra distante dalla permacultura, mi ha aiutato moltissimo a raccontare ciò che faccio oggi. Quando ero giornalista, però, mi limitavo a interpretare un ruolo. Ora, invece, sento di poter essere pienamente me stessa nella comunicazione, portando autenticità nel mio lavoro. In altre parole, l’esperienza giornalistica è stata fondamentale per condividere il mio percorso di permacultura con un pubblico più ampio e sensibilizzare le persone su temi di sostenibilità.

Parliamo di questo allora, perché con Terraneamagazine cerchiamo proprio di avvicinare le persone ai valori e alle pratiche concrete dell’agroecologia. Quali strumenti, linguaggi o approcci ritiene più efficaci per educare il pubblico alla sostenibilità e alla rigenerazione ambientale?

Credo che l’esempio sia lo strumento più potente. Mostrare i benefici concreti di uno stile di vita sostenibile può ispirare le persone a fare piccoli cambiamenti. Anche chi non ha accesso diretto alla terra può trarre ispirazione da un progetto come il mio, scoprendo nuove prospettive e percorsi di vita. Penso che sia importante far vedere anche la bellezza di questo approccio, non solo le difficoltà che pure ci sono. La rigenerazione ambientale è un percorso impegnativo, ma può regalare soddisfazioni immense e un senso di connessione profonda con la natura.

Bosco di Ogigia: rappresentazione grafica del metodo educativo

La visione della Scuola del Bosco. Foto: Bosco di Ogigia

Come vede il futuro dell’agricoltura in un’epoca che rende sempre più evidenti gli effetti dello sconvolgimento climatico?

Sono convinta che il futuro dell’agricoltura passi attraverso tecniche come l’agroforestazione, che reintegra gli alberi e la biodiversità nei terreni coltivati. Oggi abbiamo un paesaggio troppo spoglio, dominato da monocolture che impoveriscono il suolo e creano squilibri. Dobbiamo tornare a un’agricoltura che combini alberi, arbusti e colture erbacee, creando ecosistemi diversificati e resilienti.

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Le monocolture non sono sostenibili, né dal punto di vista ambientale né da quello economico. Solo reinserendo la biodiversità possiamo affrontare le sfide del cambiamento climatico e garantire la fertilità dei suoli nel lungo periodo.

Bosco di Ogigia, la food forest vista dall'alto

Foto: Bosco di Ogigia

Il Bosco di Ogigia ormai è una realtà consolidata ma ha bisogno comunque di rigenerare se stesso. Verso quali nuovo orizzonti state guardando?

Abbiamo acquistato da poco un nuovo terreno, che sarà riforestato e trasformato in una nuova area produttiva. L’ obiettivo fondamentale è creare una comunità più ampia e attiva intorno al progetto. Avere persone che partecipano e contribuiscono non solo rende il lavoro più sostenibile, ma arricchisce il progetto di nuove idee e prospettive. Spero anche che la permacultura diventi sempre più conosciuta e applicata, perché ha un approccio sistemico che valorizza i processi naturali invece di affidarsi esclusivamente alla tecnologia e alle risorse esterne.

Francesca Della Giovampaola con una pianta di verdura in mano

Credo che questa sia la direzione giusta per il futuro di tutti noi.

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