«Invisibili ma essenziali». Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli
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«Invisibili ma essenziali». Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli

Oggi in Italia le donne guidano il 31,5% delle imprese agricole. Ma come stanno trasformando il settore primario? Iniziamo insieme alla Responsabile per il biologico di Confagricoltura il nostro viaggio nell’Anno internazionale delle donne agricoltrici

Marco Fratoddi 16 Marzo 2026

«Le donne svolgono un ruolo fondamentale nell’azienda agricola, soprattutto attraverso la valorizzazione dei benefici ambientali e sociali, le attività di cura della terra, della biodiversità, del paesaggio, delle tradizioni comunitarie. E ne incrementano il valore molto più di quanto non dicano le statistiche».

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Silvia Piconcelli è il Segretario generale di ConfagriBio, l’associazione di Confagricoltura per il biologico. Agronomo forestale, con tre master post lauream, ricopre anche l’incarico di Responsabile del Settore risorse boschive ed è vicepresidente del “Gruppo di lavoro foreste” presso l’associazione europea degli imprenditori agricoli, la Copa-Cogeca.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: un incontro pubblico di Confagribio con Silvia Piconcelli

Foto: Confagribio/Confagricoltura

Donne, territori e nuove generazioni

Nel suo lavoro coniuga attenzione alla sostenibilità, all’innovazione e allo sviluppo delle zone rurali, con uno sguardo attento alla funzione delle donne e delle nuove generazioni nel settore primario. Non a caso ha contribuito a fondare la Rete Donne Foreste, che punta a rafforzare la presenza femminile in quest’ambito.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: un gruppo di donne in un campo di grano

Foto: Fao/Javid Gurbanov

E proprio insieme a lei abbiamo pensato d’iniziare il nostro viaggio nell’Anno internazionale delle donne agricoltrici istituito per il 2026 dalla Fao.

Oggi in Italia, secondo l’Istat, circa il 31,5 dei capi d’azienda in agricoltura è donna. Dal suo osservatorio in Confagricoltura, al di là dei numeri, qual è il vero peso specifico della presenza femminile in questo settore e come lo sta modificando?

Certamente la presenza femminile nel mondo agricolo e nei settori affini è sempre più importante, nonostante i numeri che, purtroppo, dimostrano come stiamo ancora un passo indietro, anche per quanto la dimensione delle aziende condotte al femminile: la media sta sui 7 ettari rispetto ai 12 dagli uomini. Questo comporta, ovviamente, anche un minore valore della produzione media che si attesta sopra i 27mila euro, sempre stando i dati Istat elaborati dal Crea. Questi dati però non riescono a fotografare la reale presenza dei ruoli femminili nelle aziende agricole. Basti pensare a quelle censite come “manodopera familiare”, dove le donne sono coniugi o parenti del conduttore partecipando invece attivamente alla gestione dell’azienda con responsabilità dirette nella produzione, nella trasformazione e nella vendita.

Clicca e ingrandisciLe donne in campo secondo Silvia Piconcelli: rappresentazione grafica

I dati indicano anche che le imprese a guida femminile mostrano una certa propensione verso la multifunzionalità e la diversificazione, l’approccio sociale e la transizione ecologica. Quanto dipende secondo lei dalla sensibilità etica delle donne e quanto da una visione imprenditoriale che guarda verso i nuovi mercati?

Credo che le due questioni si compenetrino. Infatti, come accennavo, proprio la propensione alla cura, unita ad un approccio multidisciplinare e a una visione laterale, permettono alle rappresentanti dell’imprenditoria agricola femminile di sviluppare strategie innovative e di gestire sistemi complessi con approcci nuovi, visione sistemica e capacità di mediazione tra piani spesso divergenti. E, per l’appunto, questo approccio le rende leader nel posizionamento sui nuovi mercati.

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Sono state le donne d’altro canto ad aprire per prime i cancelli delle aziende agricole ad una fruizione multipla, favorendo lo sviluppo delle prime attività multifunzionali come gli agriturismi e le fattorie didattiche. Potrebbero perciò in un futuro prossimo avvicinare i cittadini alle attività selvicolturali o valorizzare una socialità diffusa in ambienti boschivi.

La donne in campo secondo Silvia Piconcelli: in primo piano un'agricoltrice in una fattoria didattica, sullo sfondo due bambini

Foto: Freepik

Lo scorso anno lei ha partecipato, insieme ad altre professioniste del settore, alla fondazione della “Rete Donne foreste”. Quali obiettivi ha questa esperienza e come sta procedendo? C’è spazio per affermare una visione responsabile e sostenibile del patrimonio boschivo, che tenga insieme conservazione e prelievo delle risorse?

Certo, la Rete Donne Foreste ad oggi è ancora costituita come una rete informale di settore per tutte le donne che si occupano di boschi, in ambito professionale, accademico, imprenditoriale o formativo. L’obiettivo che ci siamo date è quello di coltivare un futuro più equo, dove passione e professionalità non abbiano genere, e garantire che le donne siano protagoniste del settore forestale e rurale.

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L’intento è proprio quello di renderci più visibili, perché siamo presenti, seppure in percentuale più bassa rispetto al settore agricolo, anche in quello forestale a diversi livelli. E per questo vogliamo valorizzare le esperienze e le competenze di tutte le aderenti. Circa il tema dell’equilibrio tra la conservazione e la gestione, credo che soprattutto in questo campo non ci sia più questa dicotomia tra l’utilizzo e la protezione. La valorizzazione sostenibile dei nostri boschi passa attraverso una gestione attiva e consapevole delle risorse.

La donne in campo secondo Silvia Piconcelli: Le fondatrici di Rete donne foreste

Le fondatrici di Rete donne foreste

Quali sono i prossimi passi di questa organizzazione?

Dal novembre 2024, attraverso la diffusione di un manifesto con i valori fondanti, abbiamo raggiunto oltre 580 adesioni, di cui 445 donne, 130 uomini e il supporto di dieci associazioni. Il prossimo 17 aprile ci costituiremo a Milano in un’associazione del Terzo settore per dare forma concreta alle prime attività che vogliamo sviluppare, soprattutto per le giovani che si affacciano nel mondo del lavoro nel nostro settore, ossia attività di mentoring e messa a comune delle competenze. E siamo molto onorate di realizzarlo durante l’anno che la Fao ha dedicato alle donne rurali.

Clicca e sottoscrivi il Manifesto!Il manifesto della Rete Donne Foreste, rappresentazione grafica

Sempre a proposito di rinnovamento, le sembra sia in atto un adeguato ricambio generazionale in agricoltura? Cosa lo sta ostacolando?

Il rinnovamento esiste ma avanza lentamente. Nonostante l’interesse e lo slancio dei giovani per le opportunità imprenditoriali in agricoltura, sono ancora troppi gli ostacoli che devono fronteggiare: dall’accesso al credito alla troppa burocrazia, fino alla disponibilità di terreni accessibili e produttivi. Altro tema è poi quello della permanenza dei giovani in agricoltura, che può essere garantito solo attraverso un’adeguata redditività dell’impresa che sostenga anche i costi del lavoro dell’imprenditore e non solo della manodopera.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: un gruppo di giovani agricoltori

Foto: Stock Vientocuatro

Una risposta ai giovani agricoltori può arrivare anche dal biologico. I dati emersi durante l’ultimo Sana di Bologna confermano le tendenze positive nei consumi, la superficie coltivata a bio in Italia ha superato ormai il 20%. Va davvero tutto bene per chi pratica questo modello colturale?

Magari fosse tutto solo rose e fiori. Gli imprenditori del settore devono fare i conti con diverse spine. Anche in questo caso, in primis, c’è l’eccessiva burocrazia ma anche l’inasprimento del sistema dei controlli che sta colpendo duramente tutti gli operatori certificati. A seguito di recenti modifiche normative, addirittura, si è introdotto il concetto che un’eventuale non conformità nella certificazione sia sempre intenzionale, salvo la prova fornita dall’operatore della buona fede o dal caso fortuito, cosa che non sta certo rendendo la vita facile ai produttori bio.

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L’altro tema su cui lavorare è la tenuta del sistema, soprattutto in termini di fiducia: per questo si dovrebbe migliorare la comunicazione verso i consumatori, rafforzare il vantaggio competitivo e la tenuta del mercato perché, purtroppo, il differenziale di vendita dei prezzi tra biologico e convenzionale è così esiguo che il produttore non vede più un’opportunità nell’entrare nel sistema regolamentato.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: la mano di un agricoltore mostra un pomodoro maturo sulla pianta accanto ad altri acerbi

Foto: Prostooleh

Ma quale pensa che sarà il futuro dell’agricoltura biologica, può rappresentare un traino d’innovazione per il resto del comparto e diventare il modello di riferimento? O è destinato a restare una nicchia, per quanto in espansione?

Il comparto bio se adeguatamente strutturato, attraverso la creazione di filiere che diano risposta ai consumatori sul piano della qualità e remunerative per gli agricoltori, con la strutturazione di una logistica dedicata, potrà sicuramente rafforzare il proprio ruolo in futuro. Inoltre la creazione di distretti bio, il nuovo marchio del biologico italiano potranno portare a nuovi approcci di governance anche per altri settori dell’agroalimentare.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: una cliente e una contadina al mercato si scambiano un saluto

Foto: Dragos Condrea / Getty Images

E se dovesse indicare a una giovane donna un motivo per impegnarsi professionalmente nel settore primario, per credere nella propria realizzazione umana e lavorativa in questo campo, cosa le direbbe?

Sicuramente il settore agricolo in senso lato è ancora un mondo molto vero, ossia poco ingessato, all’interno del quale c’è ancora ampio spazio per innovare e immaginare nuove opportunità e soluzioni. È un settore nel quale, sebbene sia fondato su solide radici, si possono traguardare connessioni e attività anche con ambiti molto disparati.

Le donne in campo secondo Silvia Piconcelli: una giovano in un campo di grano osserva le spieghe sotto il sole

Foto: Getty Images

Le direi di crederci, ampliare gli orizzonti e metterci tutta la creatività. Perché è questa oggi, insieme alla passione, a fare la differenza.

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