Professione agronomo Foto: Vladimir Gerasimov da Getty Images
Futuro

Professione agronomo, come cambia? Il nostro viaggio nei luoghi della formazione

Fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici. Rispondere alle crescenti richieste di sicurezza da parte dei consumatori. E partecipare, da protagonisti, ai processi d’innovazione. Come si preparano le nuove generazioni dei professionisti in campo agricolo a queste sfide? La nostra guida a puntate

 

Foto: Vladimir Gerasimov da Getty Images

Alice Scialoja 11 Febbraio 2024

Come cambia la professione dell’agronomo in uno scenario sempre più complesso, nel quale i prezzi del grano e del mais, ma non solo, si stabiliscono a livello globale? E nel quale anche l’agricoltura deve interpretare, come tutti i comparti, le molte variabili della nostra epoca, a partire da quelle che introducono gli sconvolgimenti climatici?

 

Una giovane agronoma guarda al futuro,

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Protagonisti della transizione

Per rispondere abbiamo pensato di compiere un viaggio a puntate nei luoghi in cui si formano gli agronomi del futuro, dalla scuola secondaria alle università e poi ancora nel mondo dei master. Cercando di capire in che modo la cultura agricola nel nostro paese si prepara a rispondere alle richieste, sempre più forti, di sostenibilità, qualità del lavoro, sicurezza alimentare che interessano in particolare le nuove generazioni.

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L’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali (Conaf) d’altro canto parla chiaro circa l’ampiezza della missione che spetta a questa categoria: «Gli agronomi sono professionisti del cibo, della tutela del territorio, dell’innovazione, della sostenibilità e per rendere le città vivibili» si legge sul sito. E nel video di presentazione il messaggio è ancora più evidente: «Preparati alla sfida: tra sicurezza alimentare e cambiamento climatico. Non basterà rendere resilienti ai cambiamenti climatici l’agricoltura e la silvicoltura, così da garantire cibo di qualità in quantità sufficienti. Si dovrà saper innovare l’intero comparto primario per diventare attori positivi della transizione».

 

E allora, come si stanno preparando le nuove generazioni di agronomi per cogliere questo obiettivo?

Scelta di base

Il nostro viaggio comincia insieme a Rosalba Saba, docente di produzioni animali e biotecnologie agrarie presso l’Istituto superiore Santoni di Pisa:

 

Rosalba Saba, docente di produzioni animali e biotecnologie agrarie presso l’Istituto superiore Santoni di Pisa, professione agronomo

Foto: Istituto Santoni di Pisa

«Durante gli ultimi anni i percorsi disciplinari sono cambiati profondamente. Basti dire che secondo il libro su cui ho studiato gli animali erano solo delle “macchine” per produrre latte e carne. Ora sono esseri senzienti».

Nel suo istituto gli studenti arrivano giovanissimi, quando hanno appena 13 anni e molte scelte devono ancora essere compiute. Per questo la fase d’ingresso è all’insegna della flessibilità: «Già all’inizio del proprio percorso lo studente può orientarsi verso un settore o un altro anche se, in realtà, le materie sono le stesse in tutti gli indirizzi e solo in quello vitivinicolo si diversificano fra enologia e biotecnologie vitivinicole».

Quadro nazionale

A livello nazionale gli alunni che scelgono il corso agrario alle superiori sono il 4,8% di quanti escono dalle scuole secondarie di primo grado: un numero piuttosto limitato ma nel computo dei futuri agronomi bisogna considerare anche chi, dopo altre tipologie di studi, sceglierà questo ramo di studi all’università. «All’istituto Santoni quest’anno si sono iscritti al corso agrario circa 150 alunni, sul totale dei 900 che hanno scelto una delle cinque sezioni» aggiunge la professoressa Saba.

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Un discreto numero, composto ancora oggi prevalentemente da ragazzi, che dovrà affrontare un percorso da tecnico agrario di cinque anni: secondo l’ultima riforma, due bienni e l’anno del diploma.

Sono previsti tre indirizzi possibili: gestione ambiente e territorio, gestione produzione e trasformazioni, viticoltura ed enologia.

Professione agronomo

Foto: Getty Images

Le richieste del mercato

Ma quali caratteristiche richiede oggi il mondo del lavoro agli studenti del corso agrario? «Da un lato – riprende Rosalba Saba – si cercano figure altamente preparate sotto determinati aspetti tecnici, altre volte si preferiscono competenze relazionali e trasversali». Ci sono aziende agricole che si concentrano su produzioni specifiche ma molte altre sono polivalenti, possono avere il vigneto, l’uliveto e altre tipologie di colture: «Se chiedono un tecnico non è detto che debba essere specializzato. E comunque la scuola secondaria non può rispondere a una richiesta di questo tipo, sono competenze professionali più dettagliate da coltivare più avanti».

 

Agronomi in campo

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Didattica in evoluzione

La didattica in realtà sta cambiando anche per ragioni che vanno oltre le richieste nel mercato del lavoro. C’è la sfida della transizione ecologica, che vede l’agricoltura in primo piano, visto che nel complesso a questo comparto si imputa il 24% dei gas-serra e che l’innovazione, riducendo gli input di energia, acqua e concimi, permetterebbe anche di contenere il consumo di suolo, proteggere la biodiversità e abbattere i costi.

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Oltre a soddisfare le crescenti richieste di sicurezza da parte dei consumatori che implicano un tracciamento più preciso e migliori garanzie lungo tutta la filiera: «Oggi si studia agroecologia, tutte le tecniche a basso impatto che passano anche attraverso la digitalizzazione, l’agricoltura biologica, l’agricoltura integrata» conclude la professoressa.

«Siamo agronomi, ci occupiamo di una materia in continua evoluzione. Sappiamo di dover andare oltre quello che hanno insegnato a noi».

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