«Compra meno, scegli bene, fallo durare», amava ripetere la famosa stilista e attivista inglese Vivienne Westwood. Basterebbero queste tre azioni per avere un guardaroba amico della biodiversità, che pesi il meno possibile sulle risorse ambientali.

La stilista e attivista inglese Vivienne Westwood (Foto: Ifda)
Obiettivo al 2030
D’altra parte, come scrive McKinsey & Company in “Biodiversità: la prossima frontiera della moda sostenibile”, anche i consumatori possono contribuire a minimizzare l’impatto sulla biodiversità.
Certo, la principale responsabilità è delle aziende e delle multinazionali della moda. Anche la politica ha il suo peso. Per questo l’Unione Europea ha dedicato la Strategia per i prodotti tessili circolari e sostenibili, che ha prodotto direttive e regolamenti ad hoc.

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In pratica, al 2030 tutti i capi immessi nell’Ue saranno longevi, riciclabili, privi di sostanze pericolose e in grande misura in fibra riciclata.
Il peso del tessile
Ma quanto pesa l’industria della moda sulla biodiversità? In maniera molto significativa. Le principali aree di impatto individuate da McKinsey & Company sono la produzione delle fibre, la tintura, il trattamento dei tessuti, il rilascio di microplastiche dei tessuti sintetici e lo smaltimento dei rifiuti. Vediamo qualche dato per inquadrare meglio la situazione:
- Come evidenzia Ellen MacArthur Foundation in “The Nature Imperative: How the Circular Economy tackles biodiversity loss”, si stima che al ritmo attuale, al 2030, l’industria della moda utilizzerà il 35% in più di suolo per la coltivazione del cotone, di foreste per la produzione di fibre da cellulosa (come la viscosa) e di pascoli per il bestiame.
- L’industria tessile e abbigliamento consuma il 4% dell’acqua dolce globale ed è previsto che raddoppierà entro il 2030. Senza contare che già oggi, il 25% dell’inquinamento idrico industriale deriva dalla tintura e dal trattamento dei tessuti.
- Le fibre sintetiche poi sono responsabili del 35% delle microplastiche rilasciate nei mari a seguito del lavaggio dei capi. Queste microparticelle sono dannose per l’ambiente e pericolose per la salute umana.
- E ancora: il 22,5% dell’uso di insetticidi nel mondo è dovuto al cotone, oltre al 10% di pesticidi. Circa il 73% dei rifiuti tessili finisce in discarica o è incenerito, continuando a inquinare e contribuendo alla perdita di habitat. Una sola discarica può causare la perdita fino a 300 specie per ettaro, scrive McKinsey.
- Infine, l’industria della moda contribuisce al 4% delle emissioni globali di CO₂. Un dato previsto in crescita.
Le quattro principali cause dell’impatto ambientale dell’industria tessile
Come rispondere?
Nonostante queste evidenze, l’industria della moda produce oltre 150 miliardi di capi all’anno. Al 2029, secondo le stime, saranno quasi 200 miliardi. Una crescita che non coincide con quella demografica né con i bisogni reali delle persone. E allora, come ridurre questo impatto mantenendo il piacere di vestirci con gusto?

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Ecco il nostro decalogo per creare un guardaroba amico della biodiversità!
1. PRENDI IL CONTROLLO DEL GUARDAROBA
Per avere il controllo del guardaroba occorre fare ordine. Quante volte capita di cercare un determinato articolo e non trovarlo? In questi casi la tentazione di acquistare quello che già abbiamo è dietro l’angolo. Il risultato è spreco di denaro e sfruttamento inutile di risorse preziose.
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2. RENDI IL TUO GUARDAROBA “ATTIVO”
I nostri armadi contengono anche indumenti inutilizzati. Prima di scartarli, valutare se possono tornare utili, magari ricorrendo al riciclo creativo. Oppure rimettendoli in circolazione. Come? Dona, regala ad amici o familiari, scambia, vendi, utilizzando piattaforme come Vinted, eBay o subito.it.

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3. PRENDITI CURA DEI TUOI CAPI
Avere cura dei capi è essenziale per farli durare di più. Controllare le etichette di cura per lavarli (o stirare) alla giusta temperatura. Attenzione: in etichetta è indicata la temperatura massima, quindi si può lavare a temperature inferiori, risparmiando anche energia. E poi, riparare e rammendare è un gesto rivoluzionario.

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4. CONSIDERA I REALI BISOGNI
Acquistare i vestiti che ci servono davvero. Ma quanti vestiti bisogna avere nell’armadio? Dipende dalle necessità di ognuno. Ad ogni modo, come è spiegato in Unfit, Unfair, Unfashionable con 74 capi di abbigliamento, incluse le scarpe, è possibile creare 20 outfit:
- 6 per andare al lavoro
- 3 per stare in casa
- 5 per le attività sportive
- 4 per il tempo libero (giacche, pantaloni, gonne..)
- 2 per le occasioni speciali.
Troppo pochi? Allora meglio limitarsi a cinque nuovi articoli all’anno.

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5. SCEGLI I TESSUTI IN MONOFIBRA
I capi a fibra mista, ad esempio 50% cotone, 50% poliestere, non sono riciclabili. Invece, i tessuti in monofibra, o almeno al 95%, possono essere riciclati in nuovo filato per l’abbigliamento. Ottima la scelta di capi in fibra riciclata come lana, cotone, cashmere e seta.

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6. RIDUCI LA PLASTICA NEL TUO ARMADIO
Siamo inondati di vestiti di plastica e di microplastiche. Le fibre sintetiche sono le più utilizzate. Al 2030 arriveranno al 73% alimentate dalla fast fashion. Con il 57% il poliestere è la fibra più usata ed è anche quella, secondo uno studio di Textile Exchange, che impatta di più sulla crisi climatica. Che fare? Limitare gli acquisti a capi che richiedono pochi lavaggi: come giacche a vento, impermeabili, piumini, tute da sci e altro abbigliamento tecnico.

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7. FIBRE NATURALI O ARTIFICIALI, OCCHIO ALLA FILIERA
Anche le fibre naturali hanno le loro problematicità. Per quanto riguarda il cotone, meglio prediligere quello da agricoltura biologica. Nella scelta possono aiutare le certificazioni Gots, Cotton Made in Africa o Fairtraide.
Le fibre artificiali, provenienti dalla cellulosa, come la viscosa, hanno un notevole impatto. Per fare tessuti e abbigliamento, ogni anno vengono abbattuti più di 300 milioni di alberi, molti dei quali dagli ecosistemi forestali più vitali. Sulla provenienza della cellulosa la certificazione principale è: FSC (Forest Stewardship Council).

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8. COMPRA USATO O VINTAGE
Rimettere in circolazione quello che esiste già è una delle scelte più sostenibili da farsi. Comprare un indumento usato invece che nuovo riduce l’impatto ambientale di 70 volte. Dove acquistare? Tra negozi fisici e online le opportunità non mancano.

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9. PREFERISCI BRAND DI MODA CIRCOLARE E SOSTENIBILE
Ci sono brand e start up che stanno lavorando per una moda che rispetta l’ambiente e le persone. Un paio di strumenti che aiutano nella scelta: l’applicazione Good On You e la Mappa di Fashion Revolution con gli indirizzi green made in Italy.

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10. AFFITTA PER LE OCCASIONI SPECIALI
Il noleggio di vestiti, scarpe o accessori è uno dei servizi della moda circolare. Per un matrimonio, un diciottesimo o per qualsiasi altra occasione speciale ci sono le web-boutique o anche negozi fisici.

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Ecco quattro soluzioni per abiti e accessori: Drexcode, Revest, Pleasedontbuy e ShareMyBag.



