I “chiacchietegli” di Priverno, dalle origini sconosciute, con un sapore delicato e piacevole ed un nome a dir poco bizzarro, sono una rara varietà di broccoletti coltivata nella valle dell’Amaseno, in provincia di Latina. La loro denominazione pare derivi dall’operazione di raccolta che ricorda la cosiddetta “scacchiatura”, la potatura di getti e germogli infruttiferi della vite.

Foto: Visit Priverno
Le gemme dei chiacchietegli, infatti, devono essere staccate man mano che se ne formano di nuove.
Dal semenzaio al campo
Dal caratteristico colore viola, quest’ecotipo di rapa locale appartenente alla famiglia delle Brassicacee, viene interrato a luglio in semenzaio, per poi essere trapiantato in campo aperto ad agosto e raccolto in modo scalare da dicembre ad aprile. Tramandato di generazione in generazione, il chiacchieteglio un tempo era tra gli ortaggi più coltivati nelle aree pianeggianti del piccolo borgo di Priverno ed è proprio per salvaguardarne la cultivar che, nel 2014, è diventato Presidio Slow Food.

La cittadina di Priverno, in provincia di Latina. Foto: Istock/Laz@Photo
Coltura a rischio
Infatti, un po’ a causa dell’elevata età media degli agricoltori, un po’ per l’introduzione di varietà alloctone con una maggiore resa produttiva, come il broccolo calabrese e quello siciliano, negli ultimi anni si è corso il rischio di perdere o comprometterne la semente.
«Essendo una coltura principalmente apprezzata nel nostro territorio e poco conosciuta al di fuori della provincia – ci spiega Mario De Angelis, referente dei produttori – non si è investito molto nella produzione di questo broccolo poiché non s’intravedevano grandi prospettive di sviluppo economico». Ma fortunatamente la campagna di promozione attuata da Slow Food ha dato i suoi frutti:

Mario De Angelis
«I coltivatori hanno cominciato a credere nel loro valore gastronomico e remunerativo. E oggi dedicano buona parte degli appezzamenti ai chiacchietegli».
Perché proprio a Priverno
L’obiettivo, dunque, è quello di tutelare una prelibatezza regionale, coinvolgendo sempre più realtà agricole ed allargando la platea dei consumatori anche oltre i confini dell’Agro Pontino. Ma come mai questo particolare tipo di broccolo ha scelto come suo luogo d’elezione l’area privernate? In teoria, spiega sempre De Angelis, i chiacchietegli possono essere coltivati in tutta Italia poiché si adattano a qualsiasi tipo di terreno purché sia ben drenante.
Nonostante ciò, li troviamo principalmente e in grande quantità in questa vallata perché in passato, a causa delle varie esondazioni del fiume Amaseno, avvennero due diversi tipi di impollinazione naturale, vale a dire l’idrofila, per via dell’acqua, e l’anemofila, per via del vento.

Foto: P. Raffaele/Wikilock
Semi ibridi
Ciò permise a semi di diverse specie di incrociarsi e creare un ibrido, dando così vita al chiacchieteglio. Inoltre è un broccolo estremamente versatile, molto resistente alle maggiori avversità funginee o crittogamiche quali Peronospora, Alternaria e Oidio: «Può essere attaccato solo da una tipologia di insetto, il lepidottero, il quale però viene combattuto facilmente con il suo antagonista naturale, il Bacillus Turingensis, un batterio che vive nel terreno».

Foto: Mario De Angelis
Come gustarli
Ad oggi la produzione annua dei chiacchietegli si attesta sulle quattro tonnellate circa e possono essere consumati freschi, facendoli prima bollire per poi ripassarli in padella con aglio e olio, oppure trasformati in ottime conserve sott’olio. Una delle preparazioni culinarie più rinomate è la tipica zuppa di chiacchietegli, che viene cotta lentamente in una pentola di terracotta, la pignatta, utilizzando un soffritto di aglio e battuto di lardo, sostituito in versione light da olio extravergine d’oliva: un piatto contadino, povero e sano.

Foto: Alamy/Wirestock
La sagra di fine marzo
Ed è proprio la cucina della tradizione contadina la protagonista della tanto attesa sagra “Falia e Broccoletti”, che ogni primavera anima il centro storico di Priverno. Giunta alla sua 19esima edizione, quest’anno la sagra si svolge domenica 30 marzo e rappresenta non solo l’occasione per degustare i sapori autentici del luogo, come la falia, una sorta di focaccia schiacciata che, sin dai tempi antichi, veniva utilizzata dalle famiglie contadine per accompagnare i broccoletti, ma anche per andare alla scoperta dei numerosi tesori architettonici della zona.
Dall’abbazia di Fossanova, il più antico esempio di arte cistercense d’Italia, alla chiesa di San Benedetto costruita in stile primo romanico e adornata di affreschi del XIII secolo, dal Duomo di Santa Maria Annunziata, che custodisce il cranio di San Tommaso d’Aquino, patrono della città, alla trecentesca chiesa di Sant’Antonio Abate, monumento nazionale per l’integrità dei suoi caratteri originali.
Territorio da esplorare
Poco fuori dall’abitato si erge imponente il Palazzo Tolomeo Gallio o Castello di San Martino. Voluto dal cardinale Tolomeo Gallio, come sua dimora di campagna, il complesso, in stile rinascimentale, è una residenza a pianta quadrata, circondata da un parco boschivo di 24 ettari.
Un prezioso scrigno di biodiversità, con percorsi naturalistici ed esemplari arborei a carattere monumentale, tra cui una sughera ed un farnetto iscritti nel Registro degli alberi monumentali della Regione Lazio. Ci si può venire per fare attività sportiva, osservare l’avifauna e rilassarsi in piacevoli passeggiate.

Foto: Regione Lazio
D’altronde, come diceva Antoni Gaudí: «Niente è arte se non viene dalla natura».



