«Bislungo, zalletto, un poco rossetto, di pelle suttile, di sapor delicato». Sono le parole ritrovate in un antico manoscritto anonimo del ‘700, in cui viene descritta per la prima volta la Pera Nobile. Da allora sono trascorsi oltre trecento anni e oggi la ritroviamo nei suoi luoghi d’origine, tra le provincie di Parma, Reggio Emilia e Piacenza, più caparbia e resistente che mai.

Foto: KilometroVerde Parma
Radici aristocratiche
Conosciuta nel parmense e nel reggiano come “nobile” e nel piacentino come “lauro”, pare che questa varietà fosse apprezzata in particolar modo dalle classi aristocratiche. Si narra, infatti, che la duchessa Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, giunta nel Ducato di Parma nel 1816, introdusse la pera nobile nella cucina di corte.
Amante dei sapori agrodolci che le ricordavano probabilmente la sua infanzia viennese, pare che la nobildonna, in occasioni particolari, offrisse ai barcaioli al suo servizio lungo le sponde del Po, i Tortéj Dóls, i tipici tortelli dolci della bassa parmense ripieni di vin cotto, mostarda di pere e pangrattato. Dimenticato nel tempo, questo frutto – grazie all’impegno di una comunità di agricoltori dell’Appennino parmense – nel 2022 è diventato Presidio Slow Food. Come ci racconta Matteo Ghillani, responsabile del presidio:

Foto: Az. Agricola Salti del Diavolo
«Un riconoscimento che ha valorizzato il lavoro di tutti i coltivatori impegnati nel recupero di una varietà quasi scomparsa, rafforzandone il legame con il territorio»
Gusto, forma e colore
Dalla forma conica, con buccia giallo-verde e sfumature rosso–rosate, una polpa soda e croccante, spiccatamente profumata, la pera nobile ben si adatta ad essere cucinata in forno oppure lessata in acqua, cotta nel vino rosso o con le castagne. O, ancora, ad essere trasformata in mostarda come accompagnamento a carni e formaggi. Pianta rustica e vigorosa, facilmente adattabile a vari tipi di terreni, l’albero del pero nobile può essere coltivato in collina e in montagna fino a mille metri di altitudine. E la raccolta avviene in autunno, tra ottobre e novembre. Inoltre, grazie alla sua lunga shelf life (vita di scaffale), il prodotto si conserva per molti mesi senza deteriorarsi.

Foto: Az. Agricola Salti del Diavolo
Amore a prima vista
«L’incontro con la pianta del pero nobile è avvenuta casualmente dieci anni fa durante il ripristino di alcuni terreni incolti – riprende Ghillani – Nonostante le sue condizioni fossero precarie e le speranze per una sua ripresa alquanto ridotte, abbiamo comunque deciso di dedicarle attenzioni e cure specifiche che, a lungo andare, ci hanno ripagato di tutti gli sforzi, regalandoci un prodotto di cui ci siamo subito innamorati».
D’altronde è amore a prima vista anche per questa terra affascinante che alla pera nobile ha dato i natali e che si dispiega dall’Appennino al Po. Una terra ricca di storia, arte e cultura, dove castelli, rocche, fortezze e manieri testimoniano gli echi di un passato ormai lontano.

Fonte: agricoltura.regione.emilia-romagna.it
La piccola Versailles
Prima fra tutti la Reggia di Colorno, antica residenza della “buona duchessa”, come fu affettuosamente chiamata l’imperatrice dai parmigiani. Qui, a soli 16 chilometri da Parma, immerso nella splendida tranquillità della campagna, sorge un opulento palazzo imperiale denominato la piccola Versailles. Con oltre quattrocento sale ornate da preziosi stucchi ed affreschi, l’edificio è circondato da un ampio parterre alla francese e da un romantico parco all’inglese con un laghetto ottocentesco.
Foto: Itineraemilia.it
Colorno fu la dimora prediletta da Maria Luigia, un luogo che le trasmetteva calma e serenità, in cui rifugiarsi lontano dagli impegni della vita pubblica.
Sulle tracce della duchessa
Proseguendo sulle tracce della duchessa, arriviamo nel centro storico di Parma, a Palazzo della Riserva, sede del Museo Glauco Lombardi, dove sono conservati diversi suoi cimeli privati, tra cui la sua cassetta del cucito e del ricamo ed un prezioso abito di gala utilizzato in cerimonie ufficiali. Da lì ci volgiamo verso l’imponente Teatro Regio. Fatto costruire in stile neoclassico per volontà della stessa Maria Luigia, il teatro, inaugurato il 13 maggio 1829 con l’opera Zaira composta da Vincenzo Bellini, conserva l’antico sipario dipinto da Giovan Battista Borghesi, con l’allegoria del Trionfo della Sapienza: a tutt’oggi rappresenta uno dei più importanti teatri di tradizione in Italia.
Il nostro percorso ci conduce poi al Parco Ducale, per il cui ripristino la duchessa incaricò l’architetto di corte Nicola Bettioli che v’introdusse nuove specie arboree, tra le quali alcuni meravigliosi platani.
Riposo monumentale
Una lunga e piacevole passeggiata ci porta, infine, al complesso cimiteriale della Villetta. Il cimitero sorse a partire dal 1819 sempre su impulso di Maria Luigia, con l’esigenza di spostare, per ragioni d’igiene, le sepolture verso apposite aree fuori dalle mura cittadine. Appena arrivati si resta colpiti dalla sua struttura, quadrata all’esterno e ottagonale all’interno. Suddiviso in quattro grandi campi destinati alle sepolture comuni e da due viali che si incrociano ortogonalmente al centro, il nome Villetta deriva dal fatto che lì sorgeva una caserma delle guardie cittadine, dette appunto “villette”. Vi riposano personaggi illustri come Niccolò Paganini, Paola Borboni e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Ritratto di Maria Luigia a firma di Giovanni Battista Callegari, (1835 circa)
E chissà che anche la “buona duchessa”, scomparsa nel 1847, non avrebbe preferito riposare qui anziché essere riportata nella cripta imperiale a Vienna, insieme agli altri Asburgo.




