Nel cuore della Maremma, a Roccastrada (Gr), c’è una realtà agricola che ha voluto scommettere sul biologico attraverso una coltura inedita per questa zona, vale a dire la frutta, accanto a varietà più tradizionali come il pomodoro, i ceci e alcuni cereali fra cui i grani antichi, il farro e l’avena.
È il Selvello, l’azienda acquisita nel 2002 dal gruppo alimentare “La Cesenate”, che ha saputo valorizzare queste terre incontaminate puntando sulla sostenibilità, l’innovazione e la tutela delle risorse naturali.
Nel complesso si tratta di 430 ettari tra le frazioni di Selvello, Castellaccia e Sticciano: un mosaico di campi, frutteti e boschi sullo sfondo delle colline metallifere.
Una squadra all’opera
A prendersene cura sono Stefano Ramazzotti che segue pere, mele, susine e albicocche insieme a Giorgio Prevedel che si occupa delle altre produzioni. Intorno a loro un’ampia squadra (fra cui il diciannovenne figlio di Stefano, Filippo) che s’impegna perché i prodotti del Selvello giungano con il massimo della qualità sulle tavole dei consumatori. E anche sui seggioloni dei più piccoli, visto che la maggior parte della frutta è destinata al baby food di Alce Nero.
Il contesto d’altro canto è di particolare pregio. Siamo nel bio-distretto Colline della Pia, dal nome di Pia de’ Tolomei che Dante Alighieri ricorda proprio in relazione a questi luoghi («Siena mi fé, disfecemi Maremma…» sono le sue parole nel “Purgatorio”), meno noti rispetto alla parte costiera che in estate attira frotte di turisti.
La Santa Maria, prima protagonista dell’estate
Qui la bella stagione, proprio quando abbiamo visitato l’azienda ai primi di agosto, porta con sé un momento importante, atteso con speranza e apprensione: la raccolta delle pere. E la prima varietà ad entrare nei cesti è la Santa Maria. «Si tratta di un frutto caratterizzato dalla polpa zuccherina, che le conferisce un sapore dolce e la rende ideale per succhi, puree e omogeneizzati», racconta Stefano mentre si dirige verso il frutteto alle spalle della sua abitazione, a guardia del quale si staglia un’imponente quercia.
«Questi 20 ettari sono l’impianto più recente, realizzato nel 2022. Prima dell’arrivo della Cesenate c’era una coltivazione estensiva di grano e girasoli, presto sostituiti con pere e albicocche».
Vent’anni di agricoltura biologica
Quando l’intera tenuta è stata acquistata da “La Cesenate”, primo produttore di frutta bio in Italia e socio di maggioranza di Alce Nero, la prima azione è stata quella di sistemare i terreni e creare la rete di tubazioni per il drenaggio, sfruttando le pendenze naturali, oltre a un ettaro d’invaso per l’irrigazione. Ai primi impianti si sono aggiunti quelli di meli e susini, tutti coltivati con metodo biologico: risale a più di vent’anni fa la scelta del bio, certificazione di cui “La Cesenate” è stata pioniera. Successivamente sono stati introdotti grani antichi e avena biologica, quest’ultima finalizzata alla preparazione di latti vegetali.
Raccolta manuale
Mentre ci aggiriamo nell’azienda, tutto sembra seguire un ritmo lento e silenzioso: i campi, i boschi, le case e i frutteti compongono un paesaggio quasi immobile, immerso nella calura estiva. Nel pereto però si cela un’attività intensa. Qui, infatti, già dalle prime ore del giorno procede sia la raccolta aerea con le “girette” meccaniche, sia quella a terra con le squadre degli operai.
Ogni frutto viene raccolto rigorosamente a mano, grazie a un particolare movimento del polso che permette di staccare il picciolo senza traumi. Si inizia con i frutti più in basso e si prosegue, come ci mostra la signora Zita, a bordo del piccolo elevatore per raggiungere quelli sui rami superiori: grazie al sole, le pere assumono quella colorazione un po’ più rossa che le rende così gradevoli alla vista e al palato.
Dolce nutrizione
Proprio per la sua dolcezza graditissima dai bambini, la scelta aziendale è caduta su questa varietà nata a Firenze nel 1951 grazie all’agronomo Alessandro Morettini che ha incrociato le pere Williams e Coscia. E così questi piccoli pomi diventeranno, con la loro purea chiara, alleati di una fase tanto delicata dell’infanzia.
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Un giovane frutteto
Normalmente la Santa Maria viene inserita nei frutteti soprattutto come impollinatore. «La prima scelta dell’industria in genere è la pera Williams e, negli impianti tradizionali, ogni sei file di Williams si inserisce una fila di Santa Maria. Qui invece avviene il contrario» riprende Stefano.
Questo giovane impianto ora produce per la prima volta: siamo intorno ai 150 quintali per ettaro, ma l’obiettivo è almeno una media di 250-300 quintali, che andranno ad aggiungersi al totale derivante dagli altri pereti del Selvello.
Pomodori a due velocità
La visita prosegue a Castellaccia con Giorgio Prevedel, che qui è giunto un anno fa da Ferrara proprio per seguire le colture estensive: «La mia è stata una scelta di vita. Volevo arricchire la mia esperienza in un team più ampio, misurarmi con una realtà agricola diversa da quelle cui ero abituato, dare il mio contributo a un progetto che guarda verso una produzione di eccellenza nel rispetto della biodiversità».
L’incanto del sughereto
Ce lo racconta mentre mostra i pomodori: «Abbiamo scelto due varietà biologiche, una tonda e una allungata, simile al San Marzano, entrambe ovviamente biologiche e selezionate per la loro resistenza alle principali patologie. Quest’anno però il caldo ha inciso sulla produzione: l’allungata ha perso gran parte dei primi fiori, ritardando la maturazione di circa quindici giorni e riducendo la resa».
E insieme a Giorgio, nelle campagne di Sticciano, scopriamo un’altra preziosa risorsa dell’azienda: un bosco di circa 140 ettari, bio anche questo, composto prevalentemente di meravigliose querce da sughero secolari, per il momento non decorticato, che offre un ambiente lussureggiante, ricco di specie ed equilibri naturali.
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I problemi del clima che cambia
La giornata nel frattempo volge al termine, ci apprestiamo ad uscire da questo ecosistema di grande ricchezza biologica, dove è evidente l’opera di accudimento, attenzione e competenza agronomica, nonostante le condizioni ambientali sempre più critiche. Lo conferma Stefano Ramazzotti: «Stiamo affrontando diversi problemi. I cicli degli insetti tendono ad accavallarsi e diventa più complicato controllarli. Inoltre, l’acqua non basta, non sarebbe nemmeno sufficiente irrigare a goccia i frutteti 24 ore al giorno: comincia a scarseggiare seriamente».
Eppure, anche quest’anno il raccolto è arrivato. Nel piazzale del Selvello scorgiamo i cassoni ricolmi delle Santa Maria da conferire nella sede centrale dell’azienda, a Cesena. Qui diventeranno purea e succo senza additivi, semplice e buono, pensato per accompagnare i bambini fin dai primi anni.
E il viaggio continua
È l’ultimo passo di un cammino che comincia dalla cura del suolo, passa attraverso le mani di chi coltiva e raccoglie, arriverà durante le prossime settimane nella quotidianità delle famiglie.
Portando con sé il sapore di quest’angolo silenzioso e austero della Maremma e della cura con cui ognuno di questi prodotti è accompagnato lungo l’intero ciclo vitale.
















